© 2019  by FRANCESCA CORRADO

The Amerigo Four Freedoms Award

Quando ero bambina avevo la tendenza a fare esattamente il contrario di quello che mi suggerivano i miei genitori.

Se mi era vietato di fare una cosa, la facevo.

Al contrario se dovevo fare una cosa, non la facevo.

Se mi veniva imposto di stare seduta stavo in piedi

Avrebbero voluto che frequentassi il liceo scientifico e ho fatto il classico

Studiare pianoforte, ho giocato a pallavolo

Trovarmi un posto fisso, e invece mi sono creata una carriera in perenne squilibrio.

Potete capire la felicità dei miei genitori, vittime di uno, cento, mille «capricci». 

 

Ho scoperto solo molti anni dopo, lavorando sul tema dell’errore e del fallimento, che non si trattava propriamente di un capriccio ma di un bias cognitivo: il bias della reattanza.

Che è proprio il desiderio di fare il contrario di ciò che gli altri vorrebbero che facessimo, e nasce dalla volontà dell’individuo, di un bambino, di difendere la propria libertà di scelta e di esprimere liberamente la propria identità.

E quando la libertà di scelta viene limitata l'individuo è disposto a lottare per riconquistare ciò che gli è stato tolto.

E in effetti ho sempre fatto della libertà il mezzo e il fine della mia vita personale e professionale: libertà come opportunità di essere e di fare ciò che ciascuno considera di valore e degno per la propria vita.

Per cui, non credendo al caso, sono stata estremamente felice non solo di ricevere un premio ma di ricevere questo premio che è un inno alla libertà.

Il 1° gennaio 1941, il presidente degli Stati Uniti F. D. Roosevelt pronunciò il discorso delle “Quattro libertà”. Roosevelt aveva identificato quattro libertà come “diritti dalla nascita” di tutti i popoli: la libertà di espressione e di culto, la libertà dal bisogno e dalla paura. Ed è a questo discorso che si ispira il "The Amerigo Four Freedoms Award" promosso dall'associazione Amerigo con il patrocinio dell' Ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

 

            Consegna del premio da parte di Vito Cozzoli, Capo di Gabinetto del                     Ministero dello Sviluppo Economico.

Devo molto ai miei genitori che mi hanno concesso il lusso di sperimentare  e la libertà di sbagliare anche quando non condividevano pienamente le mie scelte.

Non è libera una società che educa a temere l’errore, a provare vergogna per le proprie cadute, a denigrare chi ha tentato ma ha fallito. E con il libro e la mia Scuola di Fallimento l’obiettivo è proprio questo: educare alla libertà: di dubitare, di sbagliare, di cambiare strada, di affermare se stessi al di là della paura.La libertà obbliga ciascuno di noi ad ascoltare se stesso e a prendere decisioni anche dolorose in nome della propria felicità. 

Abbiamo bisogno di educare le nuove generazioni alla libertà di scelta e di pensiero, perché è la sola via per il successo, il benessere e la felicità. 

Ringrazio l'associazione Amerigo, Michele Ricceri, Filomena Tucci, il Centro Studi Americani.

Ma anche Enzo Baglieri per la postfazione; Ivan Mazzoleni per la prefazione.

Elisabetta Albieri e Arianna Comotti di Sperling & Kupfer (Mondadori) per avermi chiesto, ormai 18 mesi fa, di scrivere questo libro.